Divinazione: la botanomanzia

di Anna Fraddosio Commenta

 Dei metodi divinatori e di quanto al mondo ne esistano, ne abbiamo già discusso abbondantemente nei vecchi post, questo però non ci vieta di venire a conoscenza di altri. Oggi ad esempio parleremo di una divinazione abbastanza curiosa: la botanomanzia, la divinazione per mezzo dei vegetali, dal greco “botane” che significa “erba o pianta”.

I metodi per eseguire questa divinazione sono molto vari, il classico “M’ama, non m’ama” fatto con i petali della margherita ne è un esempio, oppure l’osservare le foglie che smosse dal vento, cadono a terra ed interpretarne quindi il significato nascosto, o anche il bruciare le foglie in un calderone e interpretare i segni dei resti.

I Latini usavano spesso lanciare fave bianche e nere (fabomanzia dal latino “faba” cioè fava) traendone risposte a seconda della loro disposizione: era una sorta di antico esorcismo contro le larve e i fantasmi, divenuto in seguito una mantica vera e propria. Sempre i Latini altre volte usavano i piselli secchi (pisomanzia, dal latino pisum cioè pisello), oppure, si servivano di foglie su cui erano scritte delle sentenze (fillomanzia).

In Germania era praticata la crommiomanzia (dal greco Krommyon che significa cipolla): le fanciulle che volevano conoscere il nome del loro futuro marito scrivevano su bulbi di cipolla i nomi dei pretendenti o degli uomini desiderati; la vigilia di Natale li portavano sull’altare e il primo che germogliava indicava il nome richiesto.

In Grecia e a Roma veniva usato l’alloro, simbolo di Apollo e della profezia, in vari modi: lo si masticava per raggiungere uno stato di trance profetica; lo si faceva bruciare interpretandone le fiamme e il fumo; si gettavano dadi fatti con il suo legno; si dormiva con un ramo di alloro presso il capo o sotto il cuscino per avere sogni precognitivi.

Infiniti sono quindi i modi per prevedere il tempo mediante l’osservazione delle piante, per lo più stabiliti dalla tradizione in non meno numerosi proverbi.

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